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Soldataglia

Un giorno la verità ti casca per terra come un termometro quando eri bambino, si spacca ed esce questa infida palla di mercurio, tu tenti di raccoglierla con le mani e ti dispiaci del suo moltiplicarsi perchè ti sembra viva e inafferrabile e che non voglia più giocare con te.

E’ stato all’incrocio tra la via dei Gelsi e quella dei Castani che ho avuto questa sciocca epifania retroattiva. Pochi giorni dopo essermi trasferito nel nuovo quartiere la mia macchina girava a sinistra immettendosi nel viale trafficato quando il semiasse decise di spezzarsi netto, mollando la ferraglia tutta precisamente sulla linea delle rotaie del tram che passa di lì.

Non ebbi nemmeno il tempo di tirare giù una madonna, potei solo scendere ed assistere a una stupefacente scena collettiva che pareva estratta da un Truman Show: dal bar di fronte partivano di corsa in tre, uno veniva a darmi una mano per spostare la macchina dal centro della strada, l’altro correva a fermare il tram cento metri a monte, un terzo chiamava il proprietario di un’auto parcheggiata perchè liberasse un posto dove infilare il mio catorcio azzoppato.

Ci fu poi l’intervento rapido di un meccanico nei pressi, la sostituzione di semiasse e braccetto a prezzo onesto e la mia sciocca faccia da americano in gita nei quartieri fuori mano.

Avevo scelto una specifica zona della città da abitare, e ora sentivo come se quella zona m’avesse arruolato definitivamente. Centocelle è il territorio fuori dalle mura Serviane dove si accampava la rozza, efficiente soldataglia dell’esercito romano, il quartiere dove sorse il primo aeroporto d’Italia nel 1920, dove fu arruolata metà della storica colonna romana delle BR, delle passeggiate di Pasolini e Citti per scovare i territori archetipici di Accattone, quello famoso per una vecchia mala estinta degli anni 60, gente con un codice d’onore, nonostante tutto, che rapinava le banche in centro e tornava a casa la sera offrendo la pizza ai ragazzini del vicolo.

E vedo ancora, due anni dopo, la faccia indignata del mio meccanico di fiducia che mi mostra il famoso semiasse miracoloso mentre mi spiega che qualche idiota mi aveva montato il pezzo di un’altra macchina, e che probabilmente stavo per finire di nuovo col culo per terra in mezzo a qualche altro incrocio o peggio.

Non so perchè ma non me la presi affatto, pensai solo ancora, testardamente, di aver fatto la scelta giusta, per quel nulla post-moderno che ciò può rappresentare. Stiamo tornando di moda qui a Centocelle, la vasta scarsità del presente non ci fa alcuna paura.

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