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Voci di Metro

L’apocalisse della Metro romana procede senza requie. La scala mobile che accelera frantumando i garretti della gente alla fermata di Repubblica (23/10/18) è il primo atto distopico intelligente del Sistema, una scaramuccia da 20 feriti.

Io sono fortunato, nella mia onorata carriera di pendolare mi sono sempre e solo capitati gli scarti fantasiosi e grotteschi. Ieri, a 36 ore dal tornado di grandine che aveva sconvolto Roma sud, nessuna scala mobile della Metro C funzionava ancora, le corse saltavano come pulci, negli interfoni correva una guerra di annunci, il soffuso registrato della regolare signorina contro le urla da pescivendoli degli addetti che comunicavano ritardi, scuse per il disservizio, cambi di binario dell’ultimo minuto, rogne eventuali per il sindacato, rotture di coglioni infinite.

Dopo 20 minuti di tale solfa viene annunciato un convoglio pronto per San Giovanni. La calca umana accumulata svuota il marciapiede e va a inzeppare i pochi vagoni come pomodori secchi nel vasetto della nonna calabra. Si parte con accelerazione e tragitto regolare, cala l’ansia collettiva da disservizio, poi una frenata e la prossima stazione. Ma c’è un altra carrambata pronta: la signorina soffusa, molto a modo, annuncia: “Attenzione. Il convoglio ha cambiato destinazione (!!) … Treno diretto a Pantano (il capo opposto della Linea).

Metà dei pendolari diretti in Centro schizza fuori imprecando, io rimango trattenuto sulla porta, qualcosa mi dice che è incredibile quello che sta avvenendo, diobono. Mentre devo decidere in fretta se credere alla Voce o meno, penso a brutti film di fantascienza che non ce la fai a finire per quanta serie B esprimono nel taglio narrativo. Così le porte mi si chiudono sulla testa senza servomeccanismi, senza misericordia, e dico: Ahia, oh!

Sono rimasto nel vagone senza alcun merito, per una forma di intelligenza bradipa, bovina. Così, con i separati scesi, ci siamo guardati attraverso i vetri che ri-acceleravano convinti, dovendomi aspettare la prossima fermata reale per capire se avessi vinto la puntata pendolare o meno.

Nel mentre, le nostre bocche apparivano aperte, distese, sospese, come pronte a un’esplorazione del tuo dentista nella settimana del cava tre e paghi due.

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