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La stele di Rosetta

L’era della sopravvivenza

Quando l’uomo divenne uomo, prese a camminare alla ricerca di acqua da bere e cibo da mangiare. Trovò che alcune pietre, e molte più pietre se opportunamente lavorate, potevano facilitargli il compito. Trovò che il fuoco poteva servire a costruire attrezzi e armi migliori delle pietre, facendole liquefare e quindi rinsaldare in una data forma. Provando e riprovando, imparò a controllare il fuoco, a realizzare strumenti sempre più efficaci e quindi ad approvvigionarsi sempre più rapidamente di acqua e di cibo e oltre: case, indumenti, suppellettili.Cominciò a trovare possibile e magari conveniente smettere di camminare e cominciò a fermarsi, spesso condividendo con altri uomini uno stesso luogo e uno stesso tempo. Fu l’era della sopravvivenza e durò all’incirca 200.000 anni.

 

L’era della classicità

Quando l’uomo si ritrovò con la pancia piena o semipiena, si mise a pensare non soltanto a come sopravvivere e quindi si mise a pensare in astratto. Cosa sono io? Cosa c’è intorno a me? Perché accadono le cose? Il tempo ha un senso e una direzione? Non soltanto domande individuali, ma anche domande collettive, sociali, che completate da un florilegio di possibili risposte e scambiate grazie all’azione potente del linguaggio, diventarono culture. Tante culture quanti erano i luoghi in cui le domande e le possibili risposte venivano formulate e condivise.Fu l’era della classicità e durò all’incirca 2.000 anni. Volendo semplificare, ebbe all’inizio come capitale l’Atene di Pericle e alla fine la Firenze di Dante Alighieri, che nella Commedia ricapitolò a modo suo ogni domanda con la sua unica risposta.

 

L’era della modernità

Quando l’uomo distolse lo sguardo fisso nelle stelle, si ritrovò essente perché pensante e perché facente. Pensò che il mondo non aveva un suo ordine costituito a cui aderire, ma era frutto di ciò che il pensiero decideva di creare. Pensò che il pensiero procede per conoscenze incrementali, con un unico verso che è quello del progresso. Il progresso diventò il senso proprio della storia e con esso la convinzione radicata che il progresso delle conoscenze avrebbe comportato senza fine il progresso dell’economia, del benessere e dello stato di felicità delle persone. Fu l’era della modernità e durò all’incirca 500 anni. Volendo semplificare, ebbe all’inizio come capitale la Firenze di Leonardo e alla fine la spianata di Hiroshima.

 

Gli anni della postmodernità

Quando l’uomo constatò che il progredire del tempo e delle conoscenze non portava più con sé per necessaria conseguenza un progresso dell’economia, del benessere e nemmeno della felicità delle persone, cominciò a rifiutare la dimensione del passato, in quanto portatrice di disgrazie, e la dimensione del futuro, in quanto vacua e comunque indesiderabile. L’uomo si concentrò unicamente sul presente, o meglio su se stesso nel presente. Pensò che fosse relativo non solo l’io pensante, ma pure il quid pensato. Dopo Hiroshima, dopo Nietzsche, anche dopo lo sbarco sulla Luna, non si era aperta nessuna nuova era, ma si era entrati in uno stato latente della storia, quella che Lyotard chiamava la condizione postmoderna, che durò all’incirca 50 anni e che non ha avuto alcuna capitale.

 

L’era della rete

Quando l’uomo scoprì che con l’elettronica poteva elaborare e trasmettere a distanza informazioni con efficienza progressiva, si ritrovò ad essere ugualmente abitante del pianeta ovunque fisicamente si trovasse. Non era più necessario spostarsi per interagire con il mondo. Almeno in potenza, tutti erano in relazione con tutti e con tutto, mentre la relazione aveva un unico codice numerico, attraverso il quale il pensiero prendeva forma in suoni, immagini e scrittura. Almeno in potenza, tutta la conoscenza dell’umanità era a disposizione di ogni uomo, che ne fu sommerso. Le relazioni, lo scambio delle informazioni, tutto si fece più rapido, immediato. Si aprì così l’era della rete, fatta di connessioni, di nodi e di legami, gli uni agli altri reciprocamente indispensabili per vivere nel tutto.

Guido Conforti

Founder e direttore artistico di Biarritz Studio.
Cammino, scrivo, parlo, racconto per immagini.

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