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Trashendent

Della vita reale non si parla mai, si fanno manifestazioni dentro un bicchiere d’acqua, ci si affanna nell’arte narrativa perchè se non fai doping dei fatti nessuno ti tollera nemmeno più. So di dover pagare un prezzo ma non so come dirlo alla cassiera del Todis che batte lo scontrino cinguettando. Quando mi sono trasferito a sud-est sapevo che avrei scontato il mio prodotto quartiere, che alle borghesie dentro le mura compete ancora lo scarto di un’illusione civile mentre qui è solo epifania liquida; c’è un Reality, una partita o una serie-tv che ti aspettano a casa, si nuota la giornata a cottimo tra un Tavor e il suo risveglio fastidioso.
E’ bello però che Cassatodis ti saluti di lontano quando varchi la soglia del Discount, che lo faccia anche se hai la testa bassa e sei sgusciato veloce; e come fai a rinunciare ai sorrisi e ai “caro” sbriciolati nelle frasi mentre lei foruncolosa e sociale fa passare i tuoi prodotti sul lettore Bip e ti regala pure una busta. Devo essere io il malato che acciglia paranoie, che non ha mai imparato a contare il resto in soldini e che ha queste strane sensazioni. Del resto ai banchi del mercato metà delle bilance sono voltate altrove ed è impossibile cogliere il peso reale di ciò che acquisti, è risaputo ormai che la verdura si gonfia arrotondandosi in alto, lo si concede per fiacchezza e quieto vivere.
Un mese fa avevo controllato lo scontrino quando ero fuori, mancavano 90 centesimi nella manciata di spicci che Cassatodis m’aveva versato in mano cinguettando. Oggi ne mancano trenta, rimetto tutto il rame in soldini che m’ha dato sul nastro e le dico che manca qualcosa, lei alza il caro sorriso di un tono e spara due o tre scuse pedanti che mi convincono del tutto. Il caso non esiste, esiste il giallo delle sue suppurazioni e le microeconomie da povero Silvan, i marocchini dei banchi frutta con le bilance allegre, esiste la fila dei negozi falliti tra Todis e il mercato Primavera, esistono le pronte riaperture di locali del riciclo camorristico dove si parla il napoletano dei fossi.
Fratè l’accatti nu profumo, è di marca – così dice il tizio sul marciapiede e questa è la realtà che passa da qualche settimana, bisogna credere alla sostanza dei nuovi affratellamenti liquidi. Devo imparare il loro dialetto storto, la cura dei Caro della mia Cassatodis di rame. Guardo in basso e scopro che il ciclone della settimana scorsa ha sparso le spazzature in ogni angolo visibile della via. A lato una squadra speciale della nettezza urbana sta spalando i cumuli di schifezze che torreggiano accanto a un cassonetto. Ne portano via uno o due montagnole al giorno, a questo ritmo ogni cartaccia sarà presto esaurita, migrata in un angolo di realtà parcellizzata, democratica e distribuita, dove nessuna attenzione metterà mai più scopa.

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