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Il ponte di *

La città di * è divisa in due parti, unite dal ponte che scavalca le veloci acque della Vaara.

Su un altipiano racchiuso da una larga ansa del fiume e protetto alle spalle da un’alta parete rocciosa c’è Audinia, il primo nucleo abitato della città di *, dove si trovano gran parte degli uffici pubblici, l’università, i teatri, i negozi e le case più lussuose. Dall’altra parte del ponte sulla Vaara, disteso su una pianura che si perde all’orizzonte, c’è Protoz, dove invece si trovano le fabbriche, i magazzini, le centrali per la produzione di energia, gli impianti per la depurazione delle acque, per il trattamento dei rifiuti e dove risiede la maggior parte dei cittadini di *. Più all’esterno sono terreni coltivati, campagne, case sparse, strade e ferrovie che collegano la città di * con il mondo.

Protoz è stato costruito quando gli abitanti di Audinia sono diventati troppo numerosi per dividersi un’area divenuta angusta e in un tempo in cui la città di * si è trasformata in un centro rinomato per le sue produzioni. Si è quindi sostituito il vecchio ponte di legno sulla Vaara con una struttura potente, capace e al tempo stesso bella, se per tale si intende ciò che con il suo segno originale riesce a connotare un luogo e uno spazio.

Per generazioni e generazioni i residenti di Audinia hanno attraversato quel ponte per andare a lavorare a Protoz, tornando a casa alla sera soddisfatti e gratificati dal poter godere della vista del tramonto, come solo da un balcone di Audinia si è soliti vedere. Anche i residenti di Protoz erano soliti attraversare il ponte, sebbene in senso inverso e per diverse motivazioni: ottenere un certificato, frequentare una lezione all’università, assistere a uno spettacolo, comprare un regalo per un anniversario importante, passare una serata con gli amici in uno dei tanti locali notturni della città vecchia.

Per generazioni e generazioni è andata così, fino al tempo in cui gli abitanti di Protoz sono tanto aumentati di numero da diventare un problema per la quiete pubblica di Audinia, per il disturbo che la loro presenza sempre più numerosa a ogni ora del giorno dava a chi aveva altre abitudini, fosse solo portare il cane a fare i propri bisogni.

Venne quindi approvato un decreto che istituiva degli orari per accedere ad Audinia e prevedeva  il rilascio di permessi la cui regolarità veniva verificata a un posto di controllo all’imbocco del ponte sulla Vaara.

All’inizio gli abitanti di Protoz non sollevarono alcuna obiezione sull’istituzione di tali regole; addirittura la maggioranza valutò con favore il miglioramento della qualità della vita ad Audinia, il fatto che diventasse sempre più esclusiva e quindi rendesse ancora più preziosa quell’ora in cui si poteva avere accesso. Ma quando un certo numero di loro, sicuramente i più abbienti o come spesso venivano indicati dalle famiglie dell’aristocrazia cittadina “i nuovi ricchi”, cominciò a cercare casa per venirsi a stabilire ad Audinia, questo generò imbarazzo, l’imbarazzo fastidio, il fastidio avversione e l’avversione produsse l’insorgere di adeguate contromisure.

Con un nuovo decreto il Governo della città di * (che per la maggior parte era composto da persone residenti ad Audinia) impose delle nuove restrizioni non soltanto all’accesso, ma anche all’acquisto di proprietà immobiliari da parte di chi non potesse dimostrare di essere residente da almeno sette generazioni. I permessi si fecero più rari e il movimento delle persone tra Protoz e Audinia progressivamente si ridusse, non soltanto a causa di quei provvedimenti.

Gli abitanti di Protoz, infatti, cominciarono ad investire per abbellire le loro case e i loro negozi, aprirono ristoranti, cinema, teatri, biblioteche e centri di ritrovo. Per le esigenze delle fabbriche si istituì un’Alta Scuola di Tecnologia, che non si volle chiamare università solo per il fatto che le norme lo impedivano. Un’altra vita sorse allora a Protoz, per meglio dire un altro modo di affrontare il divenire e l’incognita della vita.

Perfino il modo di fare e di parlare pian piano cambiò e cominciò sempre di più a distinguere chi abitava a Protoz e chi invece ad Audinia. Sempre meno persone usavano il ponte sulla Vaara per andare da una parte all’altra della città e alla fine gli unici frequentatori furono i gendarmi che avrebbero dovuto sorvegliare la regolarità di permessi che nessuno più veniva ad esibire.

Così è la città di *, se per caso a qualcuno interessasse andare per vedere come si sta, di qua e di là dal ponte. A Protoz sempre più numerosi e con l’unico desiderio di accrescere la propria ricchezza, ad Audinia sempre più vecchi e quindi sempre più pochi, perché ai vecchi non interessa la fatica di riprodursi. Meglio sorseggiare un vino di buona annata dalla solitudine della propria terrazza, mentre lontano il sole allunga le ombre di un ponte ormai deserto sulle acque mute della Vaara.

Guido Conforti

Founder e direttore artistico di Biarritz Studio.
Cammino, scrivo, parlo, racconto per immagini.

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