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Io e la Derivata…

Io e la Derivata…
…è stata la prima cosa che abbia destato in me una qualche curiosità in campo matematico, fu come un primigenio raggio di luce dopo il diluvio universale… anni di apnee neurali sui libri di matematica e risultati scolastici rigorosamente scadenti: finalmente qualcosa di interessante aveva fatto breccia nel mio cranio, tra rapporti incrementali, limiti, pendenze di rette… spazi infiniti cavalcati da secanti, si palesò Lei: la splendida derivata.
E’ passato del tempo e il ricordo si è ormai affievolito, ma forse a rapire il pensiero fu quella sua utilità nel misurare qualcosa, la velocità, l’accelerazione in fisica per citarne facili esempi, o per il suo sicuro scivolare su quei grafici, per le sue nuove e ammicchevoli simbologie; fatto sta che fu vero amore! Purtroppo sprofondai nuovamente in un mondo di oscurità, gli integrali non avevano quella disarmante finezza nel sormontare curve, andavano al sodo e nel 1992, i professori avevano ancora il potere di rinunciare, ormai disarmati da volti inespressivi, a spiegare le equazioni differenziali ab una classe di quadrupedi. Le derivate quindi, furono l’ultimo grande argomento “emozionale” degno di nota di quegli anni’90. Portai comunque matematica all’esame, contro tutto, contro tutti quelli che ricordavano i miei trascorsi scolastici, e andò bene. Ma la matematica dicevano gli antichi è come un bicchiere d’acqua calda… si raffredda in un attimo e io la dimenticai fuori all’addiaccio.

All’Università la velocità aumenta vertiginosamente e se non sei pronto (e io non mi sono mai sentito pronto) capisci di colpo il significato di bigBang! Tu diventi il bigBang … l’universo si espande intorno a te e tu rimani fermo lì, come una “belina vestita a festa”, con i tuoi tempi biblici per capire concetti che agli altri manco interessano… e ad anni luce da un qualsiasi risultato concreto. Hai qualche saltuario incontro da brivido con i numeri complessi, perché giocano col proibito, ti innamori delle matrici e degli isomorfismi ma non ne puoi parlare con nessuno; un po’ perché non li hai capiti proprio bene nei dettagli più profondi e temi di sparare castronerie e un po’ perché il malcapitato ascoltatore scappa dopo i primi 5 minuti, e se insisti, “gli fai uscire il sangue dal naso”,  per citare i commenti più delicati. Sono tempi duri per i nervi,tempi in cui esulti come un babbuino se vai all’esame di Geometria con numeri ad una cifra, e se il prof. ad alta voce esclama con tono da senatore dell’Urbe: ahh, ma allora Lei non è uno scemo: è subito come se ti chiamassero per la medaglia Fields! Senza accorgertene, tu che ne vieni da un quartiere popolare-operaio, sei già una specie di emarginato. Ti aggiri per casa con la tua calcolatrice grafica e il manuale di istruzioni in due tomi, che può ogni tanto riportarti indietro nel tempo, alla tua Derivata, quella che ti dava gioie solo qualche anno prima: guardi con nostalgia pixel per pixel quelle curve fatte di cristalli liquidi anneriti, retaggio del passato, che disegnano lo schermo come gocce sul finestrino appannato di una vecchia utilitaria francese, privo di ogni curvatura essenziale. Poi il black-out! Tempo finito..time is over direbbero oltre manica… giù il sipario in un teatro di periferia!
Negli anni, se come me non rinunci ai libri e “bazzichi” su qualche testo tecnico, la Derivata riesci a ritrovarla un po’ dappertutto, ma ne perdi, via via che aumenta la complessità degli argomenti trattati, il senso pratico e se non trovi qualche anima buona che ha tutto il tempo necessario e che ha capito intimamente il concetto che ti martella, da solo tendi a perderti nel formalismo matematico-wikipediano e finisce che rinunci. Ma Lei no, la Derivata non rinuncia, non ti abbandona mai, la ritrovi camuffata nei fallimentari esperimenti di calcolo agli elementi finiti la domenica sera, tra bambini urlanti connessi alla PS, oppure se ti ostini con esiti improbabili, tutte le estati sotto l’ombrellone, schernito dai più, a capire cosa ha formulato Einstein nella sua celebre Teoria della Relatività, e del perché lo abbia fatto usando il calcolo tensoriale (Riemann-Ricci).

Sono grato alla mia cara Derivata perché mi ha tenuto compagnia in pomeriggi asfittici e mi ha avvicinato ad un mondo che per quanto ruvido e non del tutto accessibile, continuo a considerare meraviglioso e pieno di bellezza nascosta.

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